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Feb 0716

Per il blogger Karim Amer

Pubblicato da Ada Pagliarulo , Paolo Martini alle 19:45 in Current Affairs


Le voci di Alberto Mingardi, Luigi Compagna, di una manifestante egiziana, di Daniele Capezzone, Maria Teresa Venturini Fendi e Anita Friedman alla manifestazione davanti all'Ambasciata egiziana in Italia per il blogger Karim.

. Le trovate qui (da RadioRadicale.it)
Feb 0716

Karim, l'Egitto, le pecore

Pubblicato da Ada Pagliarulo , Paolo Martini alle 00:54 in Current Affairs


Anche l'idraulico polacco è con il blogger egiziano Karim Amer. Quella che è passata era la sua giornata, e i blogger di mezzo mondo - Blogosfere compresa - ne parlano. D'altra parte quando è in gioco la libertà di espressione, quando un ventenne studente di legge viene espulso dall'Università e si ritrova più volte sotto processo per aver criticato da una parte i fondamentalisti islamici e dall'altra parte il Presidente Mubarak, è difficile non schierarsi dalla sua parte. Specie quando di Egitto, in questi giorni, si parla per altri motivi. Due le notizie: Mubarak ha incarcerato alcune decine di militanti della organizzazione formalmente vietata "Fratelli Musulmani". Sulla notizia soffia Al Jazeera, perché il tema è lo stesso di altri paesi arabi: l'oligarchia corrotta al potere, i movimenti islamisti all'opposizione, che un po' fanno le vittime e si presentano come nonviolenti e un po' organizzano scontri di piaza e ammazzano qualcuno. D'Altra parte Al Jazeera - per ricordarci che il mondo è complicato - aveva anche fatto un lungo pezzo su Karim pochi giorni fa. E Karim ha definito l'Università di Al Azhar -cioé uno dei luoghi centrali dell'attività politica dei Fratelli Musulmani - una Università del terrorismo".

Vale la pena di dire però che i Egitto parlano molto gli australiani, perché l'Australia esporta pecore verso il paese nordafricano, e le pecore sono uccise con metodi piuttosto sbrigativi dagli egiziani: un taglio della gola quando l'animale è ancora vivo. Gli animalisti hanno protestato, e chiesto al governo il blocco delle esportazioni degli ovini. Ma il governo australiano ha dato una risposta magnifica: se interrompessimo le esportazioni ci sarebbe qualcun altro a fornire all'Egitto le pecore, e noi non avremmo la possibilità di chieder loro di introdurre una qualche norma di diritto per gli animali, anche ad una morte meno spaventosa. Non crediamo sia tendenzioso dire che - come per il commercio di pecore australiane - tutti gli altri governi, occidentali ed orientali - preferiranno evitare sanzioni nei confronti di questo paese. E ci sarà bisogno di molte migliaia di firme alle petizioni per Karim perché le sue ragioni abbiano sorte migliore di quella delle pecore australiane. Per questo - che siate blogger o no, non è questione di categoria - andate a firmare la petizione per Karim. Magari serve pure alle pecore australiane.

Feb 07 7

Lsu calabresi, arrivano un po' di soldi

Pubblicato da Ada Pagliarulo , Paolo Martini alle 18:52 in


Saranno altri sessanta milioni di Euro, "in aggiunta a quelli previsti nel Fondo per l'occupazione" per usare le parole del Ministro Damiano, i soldi destinati alla stabilizzazione dei Lavoratori socialmente utili e dei Lavoratori di pubblica utilità calabresi. In Calabria la tradizionale tipologia si è infatti addirittura raddoppiata, anche se pochi sarebbero in grado di spiegare le differenze tra l'una e l'altra figura. in Calabria infatti questi lavoratori, tra l'una e l'altra tipologia, sono più di ottomila, sui circa ventimila che ci sono in tutta Italia. La situazione era esplosiva da giorni, scontri di piazza e riunioni, fino al tavolo convocato proprio per oggi. Oltre ai soldi che ci mette Damiano ci saranno anche i soldi messi dall'Assessorato alla Regione Calabria, altri 57 milioni di Euro, che serviranno a far salire da 20 a 30 le ore di lavoro per questi lavoratori. In tutte le dichiarazioni che abbiamo letto non si fa mai menzione di quel che Lsu e Lpu fanno. L'importante, pare, è che facciano più delle venti ore che fanno oggi, perché altrimenti sono costretti a prendere "poco più di 400 Euro al mese", con i quali ovviamente non si campa. E visto che alcuni hanno "anche più di 40 anni", si capisce l'urgenza.

Sul sito dell'Assessorato al lavoro della Regione, aggiornato evidentemente a qualche anno fa, si spiega che lo stipendio per fare non si sa cosa in venti ore settimanali è di "850 mila lire". Si capisce qua e là che i suddetti ottomila e passa lavorano per la Protezione civile, per i beni archeologici, per la cura delle foreste, per il dipartimento di urbanistica. Ma sicuramente agli amministratori calabresi non basta, e già il Presidente Loiero sta pensando ad altro: consentire l'utilizzo di fondi per l'assunzione "a tempo indeterminato" dei lavoratori presso i comuni con meno di cinquemila abitanti.  

A chi fosse pronto ad urlare al governo amico dei parassiti, si ricorda che identiche norme e identici finanziamenti arrivarono per gli Lsu calabresi anche durante il governo Berlusconi, e fu il Presidente di Confindustria Calabria l'unico a dire che non è questo il modo migliore per far crescere l'occupazione in una regione così in crisi. Anche nel 2005 infatti per gli 8.285 addetti in regione (il 19% dei 43.260 del Sud) arrivarno 51 milioni di sussidi.

"La consistenza della schiera dei precari calabresi, divisi tra 381 enti utilizzatori, preoccupa Filippo Callipo, leader degli industriali regionali. Pur riconoscendo «il problema sociale» della stabilizzazione, Callipo si dice certo che non è questa la strada da battere sul fronte occupazione. «Con una pubblica amministrazione ormai satura - dice - gli unici a poter dare risposte certe alla fame di lavoro sono i privati», diceva al Sole 24 Ore due anni fa.

A cosa servirà questa ulteriore iniezione di soldi? Cosa fanno gli ottomila Lsu e Lpu negli oltre 300 enti utilizzatori? Cosa penseranno gli altri giovani calabresi precari, assunti in qualche azienda part time e per sei mesi? L'unica speranza è che la Protezione civile, o la gestione dei beni archeologici regionali, funzioni come un orologio, con tutta quella gente a lavorarci.

Feb 07 6

Pacs, liberalizzare la società

Pubblicato da Ada Pagliarulo , Paolo Martini alle 13:44 in Politiche attive


I Pacs non sono questione di diritti, gay, libertarians, Chiesa, Papa, Pera, Bindi, Grillini. O perlomeno non solo, non tanto questo. Chi studia queste cose sa bene che le scelte politiche fatte da Blair e ancora di più da Zapatero negli ultimi anni hanno molto più a che fare con una idea di liberalizzazione della società. Una idea  che punta a liberale dal famimilismo iperprotettivo le nostre giovani generazioni, offrendo loro "opzioni reversibili", possibilità di uscire di casa un po' prima.

Lo dice da tempo Maurizio Ferrera, e lo ha ripetuto in un articolo che trovate qui. Dice Ferrera che Zapatero per esempio ha "riscoperto i diritti civili come leve preziose di progresso sociale ed economico". E la Spagna cresce molto più di noi. Mentre da noi - per citare ancora Ferrera - "due terzi dei giovani italiani sotto i 35 anni vive ancora a casa dei genitori (erano meno del 50% nel 1993), di contro al 20% dei tedeschi o al 10% degli scandinavi". Vero che c'è la "la difficoltà a trovare una casa, l'assenza di borse di studio, di sussidi per chi cerca o perde il lavoro", ma il fatto è che da noi il primo ammortizzatore sociale è ancora una volta la famiglia. E la famiglia "blocca", dice Ferrera.

Per questo quando si parla di Pacs non si parla solo o tanto di gay, diritti, Papa, Chiesa ecc. Fassino e Rutelli dovrebbero saperlo, perché se risponderanno a questa domanda faranno un passo avanti nella liberalizzazione della società, che altrimenti rimarrà monca. Hai voglia a toccare le edicole e le banche se i trentacinquenni continuano a prendere la paghetta dalla mamma.

Feb 07 1

Tfr, Italia e Usa

Pubblicato da Ada Pagliarulo , Paolo Martini alle 23:34 in Welfare e previdenza


Da noi ci saranno ancora quattro mesi di campagna pubblicitaria, con alcuni sindacati che tentano di convincere i lavoratori a scegliere, altri sindacati che scuotono la testa e citano il caso del Fondo pensioni dei carpentieri del sud dell'Alaska fregati da Parmalat, e i lavoratori che si grattano la testa cercando di capire cosa fare: contare sul sicuro rendimento miserabile del Tfr (ma se va all'Inps me lo restituiranno mai?, si chiedono in molti). Oppure buttarsi nei Fondi, con il rischio di finire come i carpentieri dell'Alaska fregati da Tanzi?

Intanto negli Usa tra i tanti fondi pensioni c'è anche quello degli insegnanti della California, un gigante che si chiama CALSTRS, che vuol dire California Stete Teachers' Retirement System, e che controlla risparmi previdenziali per 187 miliardi di dollari, una decina di Finanziarie italiane. Anche Calstrs ha dovuto fare causa ad una società per azioni quotata in Borsa, perché alcune irregolarità contabili della società - che si chiama Qwest comunication international - hanno danneggiato gli investitori del fondo, cioè i futuri pensionati. E proprio ieri Qwest ha dovuto accettare di pagare 46,5 milioni di dollari, e un milione e mezzo verrà direttamente dalle tasche del suo amministratore delegato.

Anche Calstrs ha un amministratore delegato, e sono esemplificative le sue dichiarazioni: "we pursued this case not only to recover losses to the fund that directly affect the financial futures of our members, but to reinforce our commitment to good corporate governance for the benefit of all shareholders". Anche il nostro paese avrà un sistema pensionistico moderno quando non ci sarà bisogno di fare pubblicità in televisione, quando ci sarà a gestire i Fondi pensione qualcuno come Jack Ehnes, l'Amministratore delegato del fondo insegnanti della California, che pensa che far rispettare le regole non sia solo una cosa da chiedere perché si ha un interesse diretto, ma anche perché è bene che il mercato funzioni così.

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